Educazione alla cittadinanza: dalle buone pratiche al curricolo verticale

Polo di Busto Arsizio

CITTADINANZA E LEGALITA'

Nel lavoro svolto per indicare sia le competenze sia alcuni sviluppi didattici concreti, si sono condivisi alcuni principi dedotti, oltre che dalla esperienza didattica e formativa, dal corso di formazione che ha preceduto la ricercazione. La riflessione emersa ha portato, innanzitutto, a considerare l'ambito specifico di Cittadinanza e Costituzione come un luogo eminentemente pluridisciplinare . Pur riservando al docente di Italiano e Storia, di Filosofia e Storia o al docente di Diritto – a seconda degli ordini e della tipologia specifica dei curricula - una leadership propositiva, si è ritenuto che l'educazione ad una Cittadinanza attiva e consapevole fosse dovere e competenza di ogni docente in quanto adulto prima ancora che professionista in ambito educativo.

In generale i principi su cui il lavoro si è articolato sono pertanto i seguenti:

•  Curriculo verticale sia in termini di competenze che di sviluppo didattico. Vi è dunque un filo conduttore tematico e metodologico che conferisce una progressività alle attività;

•  Didattica attiva e laboratoriale , in cui centrale sia l'azione dell'allievo -con un approccio il più possibile aperto al lavoro di gruppo- e che preveda un ‘evento/ prodotto' finale da condividere con altre classi, genitori e pubblico più ampio. L'attività è finalizzata ad un dialogo- radicamento nel territorio;

•  Ruolo di tutoring da parte del docente , che predispone l'ambiente educativo, riflette sugli input e le varie fasi del lavoro, monitora e fornisce continuamente verifiche e feedback sul lavoro degli allievi/ dell'allievo;

•  Co- progettazione delle fasi e degli interventi, sia con la classe sia con il Consiglio di Classe.

•  Individuazione di un concetto e/o ambito concettuale ‘selettore' come elemento guida della progettazione didattica secondo il curriculum verticale. Nel ns. lavoro, il termine selettore è ‘LIMITE';

•  Approccio globale , che preveda l'integrazione delle varie forme dell'intelligenza e un equilibrio tra le attività marcatamente emotive e/o di ricerca con le attività più riflessive e di teorizzazione.

Il livello esperienziale e creativo, fondamentale nella scuola primaria, non ‘sparisce' nei cicli successivi ma, al contrario, diviene il tessuto su cui si gioca concretamente una sintonia nella metodologia, fondamentale sempre ma soprattutto nella didattica di raccordo non soltanto negli Istituti Comprensivi. La cittadinanza può costituire, infatti, un ambito che consente l'efficacia del lavoro nel lasciare un segno.

I moduli di lavoro sono stati individuati a partire dall'esperienza che già concretamente è attuata nelle scuole del ns. territorio e sono stati pensati in funzione di una didattica reale e fattibile che s'intreccia con la didattica curriculare normale e non richiede, dunque, eccezionalità nei tempi e nei modi se non nella misura in cui può essere programmata dai consigli di classe. Ogni modulo, infatti, costituisce una proposta, una pista di lavoro che può essere modificata in base alle esigenze del proprio gruppo classe e della propria realtà effettiva e operativa di lavoro.

L'ambito di significato su cui si è lavorato è l'idea di LEGALITÀ . Due concetti hanno condotto la ideazione e la azione didattica:

•  Selettore ‘LIMITE' come termine teorico ed empirico a fondamento della ‘regola' o della ‘norma' valida per l'individuo e il vivere in collettività. Su questo piano abbiamo cercato di dare spazio:

•  sia all'interiorizzazione della regola o norma esterna come esigenza innanzitutto dell'individuo oltre che più alta e piena comprensione di sé in rapporto anche con l'altro da sé;

•  sia alla possibilità di intervenire sulla regola quando essa è avvertita come ingiusta e/o parziale. Livello possibile, forse, solo con alcuni gruppi, in alcuni contesti, nella scuola secondaria di secondo grado. L'idea di legalità è intesa come work in progress: la comunità si dà regole per vivere meglio. La regola dunque non è solo imposizione ma una richiesta che nasce nell'individuo in relazione alla collettività, al fine di garantire una condivisione e un'armonia superiore;

•  L'idea di una comunità legale come unico ‘terreno' credibile di una legalità individuale. Il tema di una comunità solidale , che s'accorge e tiene gli occhi ben aperti anche nel dare sostegno e rilievo a tutti i comportamenti legali e costruttivi, è centrale.

Alcune considerazioni condiviso sono state infine lo sfondo costante della formulazione dei percorsi di cittadinanza.

LO SFONDO EPISTEMOLOGICO: Come chiaramente delineato da Morin, «il metodo della complessità ci richiede di pensare senza mai chiudere i concetti, di spezzare le sfere chiuse, di ristabilire le articolazioni fra ciò che è disgiunto, di sforzarci di comprendere la multidimensionalità, di pensare con la singolarità, con la località, con la temporalità, di non dimenticare mai le totalità integratrici». All'interno di questa prospettiva, i saperi disciplinari, settoriali, specifici, assumono l'importante ruolo di elementi fattuali in grado di sostenere il soggetto nella relazione con gli altri, relazione mediata dal contesto in cui essi sono inseriti. Tali elementi, poi, vanno assunti in una logica scientifica aperta, dialogante, pronta a cercare domande e ad elaborare percorsi di ricerca, piuttosto che dedita a sistemare definitivamente il quadro delle conoscenze assodate. La critica epistemologica ci porta così ad avvicinarci ad una scienza che appare più la narrazione di una storia che l'ambito di un discorso certo e vero, inconfutabile e immutabile, una scienza che fa i conti con i valori, le ideologie e i progetti sociali come elementi determinanti del suo discorso.

L'INTELLIGENZA EMOTIVA: Educare a “sentire” la cittadinanza significa coinvolgere e sollecitare la sensibilità e la sensorialità, a partire dalla dimensione corporea, per giungere al giudizio di valore affettivo ed estetico, superando logiche formative centrate esclusivamente sulla razionalità, ma aprendosi a forme di ampia e profonda comprensione. Operando tale coinvolgimento della dimensione emotiva dell'esperienza umana, l'educazione è in grado di promuovere un atteggiamento più positivo nei confronti dell'esistenza stessa e delle possibilità che essa offre, mediante quello che Mortari definisce «un riorientamento radicale della postura affettiva», ovvero un capovolgimento delle modalità inautentiche di pensarsi, progettarsi, agire.

L'AUTENTICITA' DELL'ESPERIENZA: Il monito di Jonas è particolarmente toccante: «Agisci in modo che le tue azioni siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra». Quasi tutti gli studi che mettono a confronto l'autostima degli studenti che partecipano a interazioni cooperative e tradizionali mostrano risultati significativi a favore degli studenti delle classi cooperative. Tale risultato è probabilmente da mettere in correlazione alle migliori relazioni con i compagni e all'incentivo ad autovalutare il proprio lavoro con gli altri. Gli alunni di classi cooperative interiorizzano un senso di controllo in contrasto con quelli delle classi tradizionali, che si sentono più controllati esternamente. Anche il piacere di stare in classe e l'apprezzamento del clima scolastico sono più alti in gruppi cooperativi. L'abilità ad assumere un ruolo cognitivo e affettivo è particolarmente stimolata dalla cooperazione e genera personalità dal profilo morale più alto. La sperimentazione di situazioni in cui è necessaria la comunicazione bilaterale e multilaterale accresce il senso generale di interdipendenza tra gli studenti e conduce ad una maggiore produttività e compattezza del gruppo.

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