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Sostegno: non tagli ma incremento di posti

A tutela del ruolo della scuola per l’integrazione, in Lombardia nel biennio scorso i posti di sostegno sono aumentati di 664 unità.

Comunicato stampa del 7 aprile 2011 (pdf, 159 kb)

Comunicato stampa

In merito all’attribuzione delle risorse di sostegno e alle problematiche relative, spiace dover prendere atto del fatto che da parte di qualcuno attraverso organi di stampa è attribuita all’Ufficio scolastico regionale disattenzione o, peggio, un atteggiamento discriminatorio nei confronti  dei bambini e dei ragazzi con bisogni speciali.

Questa Direzione considera l’inserimento degli alunni disabili nelle classi una conquista di civiltà che giustamente caratterizza la scuola italiana e che vede anche nella realtà lombarda modelli di eccellenza, basati sulla professionalità e sull’impegno di tanti operatori scolastici. Per questo ha sempre garantito la realizzazione delle esperienze di integrazione, supportando opportunamente le scuole sia con adeguate dotazioni di organico sia con finanziamenti per la formazione dei docenti  e per la sperimentazione di tipo metodologico-didattico. In particolare, rispetto alle dotazioni organiche vale la pena di sottolineare come in Lombardia nel biennio scorso i posti di sostegno siano aumentati di 664 unità (+ 5,75%), a fronte di una riduzione dei docenti curricolari di 7383 posti (- 7,6%).

Si intendono riaffermare inoltre alcuni principi fondanti, a tutela del ruolo della scuola per l’integrazione e della specificità pedagogica dell’intervento di competenza e a difesa delle prerogative dei docenti che vi operano:

  • l’integrazione, se è vera integrazione, non passa esclusivamente attraverso l’insegnante di sostegno, ma è il frutto dell’impegno congiunto di tutti i docenti che operano sulla classe;
  • il docente di sostegno non deve essere inteso come dotazione individuale al singolo alunno disabile, ma viene assegnato alla classe come elemento di coordinamento e supporto di interventi e di azioni collegialmente progettati per tutti i bambini; non a caso, per  norma, tale docente opera in condizione di contitolarità con i colleghi  anche nel momento della valutazione di tutti i bambini;
  • la  focalizzazione dell’intervento didattico sul docente di sostegno, spesso enfatizzata anche dalla famiglia e certamente da qualche sentenza di tribunale, determina il rischio di una delega esclusiva a questo docente e la conseguente possibilità di deresponsabilizzazione del resto del consiglio di classe: dopo di che aumenta il pericolo che l’integrazione sia proposta fuori dalla classe in qualche aula “speciale”;
  • la progettazione delle caratteristiche dell’intervento didattico (obiettivi, tempi, modalità, strategie, livelli di intensità dell’azione, ecc. ) sul bambino che è inserito in quel contesto di scuola e in quella (specifica)  classe non può essere delegata (né la Legge 104/92 lo prevede) a soggetti esterni alla scuola: è di pertinenza del team docente, che valuta opportunamente bisogni e potenzialità del bambino sulla base della diagnosi funzionale espressa dal neuropsichiatra e dalle osservazioni che gli stessi docenti compiono; è il team che rappresenta le esigenze di integrazione al GLH di Istituto e poi condivide un progetto educativo individualizzato con la famiglia e tutti gli altri soggetti che all’integrazione devono concorrere, ognuno per quanto di pertinenza.


Milano, 7 aprile 2011

Il direttore generale
Giuseppe Colosio

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