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Legge 104/1992: permessi per l’assistenza a portatori di handicap

Modifiche alla disciplina in materia di permessi per l’assistenza a portatori di handicap in situazione di gravità. Ridefinizione della platea degli aventi diritto.

Direzione Generale
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Prot. n. MIUR AOODRLO R.U. 19533
Milano, 9 dicembre 2010

Ai dirigenti responsabili
degli ambiti territoriali
della Lombardia

Ai dirigenti scolastici delle
scuole di ogni ordine e grado
della Lombardia

Oggetto: Collegato Lavoro e L. 104/1992

Come noto, in data 24.11 u.s. è entrata in vigore la L. 183 del 04.11.2010 (Collegato Lavoro).

Tra le svariate tematiche sulle quali incide la disciplina  in esame, si segnala all’attenzione delle SS.LL. l’art. 24, che contiene modifiche alla disciplina in materia di permessi per l’assistenza a portatori di handicap in situazione di gravità.

L’articolo 24 in esame ridefinisce innanzitutto la platea degli aventi diritto, modificando dunque il testo dell’art. 33, comma 3 della L.104/92.

Secondo la vigente disposizione, in assenza di ricovero della persona con handicap grave da assistere, possono fruire dei tre giorni di permesso mensile retribuiti e coperti da contributi:

1. il genitore;

2. il coniuge;

3. il parente o l’affine entro il secondo grado (per es. oltre i figli, i fratelli, i nipoti in linea retta e collaterale, i nonni)

I parenti e/o affini di terzo grado (es: zii e bisnonni) possono fruire dei permessi in parola solo ad una delle seguenti condizioni:

a) quando i genitori o il coniuge della persona con handicap siano deceduti o mancanti;

b) quando i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano compiuto i 65 anni, oppure siano affetti da patologie invalidanti.

Va sottolineato poi che in forza delle modifiche introdotte dal c.d. “Collegato lavoro” non vengono più richiamati espressamente dalla citata normativa i requisiti di assistenza esclusiva e continuativa, in precedenza richiesti nel caso il lavoratore non fosse convivente con la persona con disabilità.

L’obbligo di convivenza, infatti, era stato già superato dall’art. 20, c. 1 della L. 53 del 08.03.2000 a condizione, appunto, che sussistesse la continuità ed esclusività dell’assistenza.

Peraltro la modifica introdotta dal citato art. 24, prevede in ogni caso che i permessi relativi non possano essere concessi “a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità”. Ne deriva quindi che comunque deve essere attestata l’unicità della fruizione per il medesimo assistito, nello stesso periodo.

Per quanto riguarda invece l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, i permessi vengono riconosciuti “ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente, anche in maniera continuativa, nell’ambito del mese.”

Nel caso che il figlio con handicap in situazione di gravità abbia meno di tre anni, restano invariate le disposizioni precedenti (due ore di permesso giornaliero o prolungamento dell’astensione facoltativa fino al compimento del terzo anno)

Circa la sede di lavoro, il comma 5 dell’articolo 33 prevedeva che il lavoratore che assiste un familiare con handicap grave avesse diritto di scegliere, ove possibile, la sede più vicina al proprio domicilio e non potesse essere trasferito senza il suo consenso. Il primo aspetto rappresenta  un interesse legittimo (peraltro molto aleatorio), il secondo invece è un vero e proprio diritto soggettivo (salvo situazioni di forza maggiore).
Il testo approvato, opportunamente, indica ora come riferimento il domicilio della persona disabile da assistere, e non più quella dello stesso lavoratore.

L’entrata in vigore della citata norma richiede, evidentemente, una verifica dei requisiti per tutti coloro che hanno in corso richieste di permesso per l’assistenza a familiari portatori di handicap gravi, con eventuale revoca di provvedimenti autorizzativi nel caso non esista più la corrispondenza degli stessi al nuovo dettato di legge.

I commi 4, 5 e 6 dell’art. 24 in esame, prevedono invece l’obbligo della comunicazione al Dipartimento Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, entro il 31 marzo di ogni anno, in via telematica e nel rispetto delle misure di sicurezza di cui al codice per la protezione dei dati personali (D.Lgs 196/2003), di una serie di informazioni in merito ai permessi autorizzati.

Si ricorda inoltre che l’articolo 23 della medesima L. 183/2010, che conferisce specifica delega  al Governo per il riordino della normativa in materia di congedi, aspettative e permessi disciplina, nel novero degli elencati principi e criteri direttivi, anche un aspetto relativo a razionalizzazione e semplificazione dei documenti da presentare, con particolare riferimento alle persone con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, c. 3, della L. 104/92  o affette da patologie di tipo neuro-degenerativo o oncologico.

Fatto salvo quanto sin esposto, non va dimenticato che queste nuove disposizioni saranno quasi certamente oggetto di successive circolari applicative ministeriali e/o degli istituti previdenziali interessati.

Il dirigente
Luciana Volta

Allegato

Testo art. 24 - Legge 183/2010
Titolo: Testo art. 24 - Legge 183/2010 (0 click)
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