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Cerimonia inaugurale a.s. 2013/2014 – Discorso dello studente dell’Istituto “Giulio Natta”, in festa per i 50 anni dall’assegnazione del Premio Nobel per la chimica al grande scienziato

Discorso pronunciato dallo studente dell’Istituto “Giulio Natta” Pietro Pelizzari durante la Cerimonia ufficiale di inaugurazione dell’anno scolastico 2013/2014 che ha avuto luogo sabato 5 ottobre 2013 nel cuore della città di Bergamo, all’Istituto Vittorio Emanuele II.

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Mi associo nel saluto ai convenuti e alle autorità e mi rivolgo con particolare fervore a voi studenti che come me vivete la scuola tutti i giorni da veri protagonisti. Mi rivolgo a coloro che si trovano per la prima volta a sedere in un banco di scuola elementare, impauriti ma curiosi di affrontare questa nuova sfida, a coloro che iniziando le scuole medie, stanno per comprendere cosa sia il piacere e l’amore per la conoscenza, a coloro, che scegliendo di proseguire con gli studi superiori, hanno capito quale sia oggi il valore dell’istruzione e infine a coloro che con l’Università stanno superando l’ultimo ostacolo che li divide dalla laurea.

Il mio è un invito a non arrendersi, a continuare a combattere perché non si dimentichi che la scuola, prima di essere un business, un posto di lavoro per molti, prima di essere quello che, a mio avviso vergognosamente, viene talvolta ritenuto uno spreco di risorse, è il trampolino di lancio per il nostro futuro, la nostra unica possibilità di sperare in una esistenza fatta di non solo pane.

Lo dice la nostra Costituzione: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”. La più bella al mondo, come definita da Benigni, non si limita a questo, garantisce, o dovrebbe garantire, una scuola di qualità per tutti, che mai diventi un elemento di divisione sociale: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”

Metterci in gioco sempre e comunque in prima persona. Ogni opportunità che non cogliamo al volo e ci lasciamo sfuggire è persa per sempre e non tornerà indietro. Non sempre le occasioni di crescita ci si palesano davanti agli occhi e spesso rimangono nascoste da un progetto a prima vista noioso o troppo impegnativo. Dobbiamo sfruttare al massimo ogni singolo istante! Questo è il nostro momento, l’età d’oro della nostra vita.

La società di oggi ci spinge purtroppo a fare l’esatto contrario, a subire il flusso degli eventi senza tentare di modificarlo, ad agire nel totale anonimato per non rischiare di doversi impegnare, di faticare, di perdere quella tranquilla passività che caratterizza le nostre esistenze al ritmo del motto: “Meno fai meglio è” . Sembra che il furbo, senza faticare, possa ottenere il posto che ti sei guadagnato col sudore in anni di sacrifici. Qui il sistema si inceppa: inizialmente il vero merito potrà rischiare di non metterti abbastanza in luce, ma di certo ti premierà a posteriori. Al contrario le raccomandazioni, i sotterfugi permettono un successo facile e veloce ma non ripagano sul lungo termine, non permettono di affrontare le sfide del nuovo millennio, di stare al passo con i tempi in un mondo basato su innovazione e progresso.

Questo è il momento di prendersi delle serie responsabilità! Troppo spesso mi sono confrontato con lamentele continue e di ogni genere, talvolta anche lecite, ma vuote, fini a se stesse, per nulla propositive. Non basta arrabbiarsi ragazzi, non è sufficiente criticare! L’unica via che abbiamo per ottenere un vero cambiamento è rimboccarci le maniche e trasformare quella rabbia in una forza che sia in grado di rendere migliore il contesto in cui viviamo. Da qui nasce la rappresentanza studentesca. Alzare la testa, magari fallire, ma subito ricominciare. Onorare chi, nel secolo scorso, era un ragazzo come noi e si è battuto per fare sentire la propria voce. E’ solo grazie a loro se noi oggi possiamo dire la nostra in merito alle questioni che vengono affrontate all’interno della nostra scuola.

Il fervente e colossale meccanismo che sta dietro al nostro sistema educativo ci sta lanciando una richiesta d’aiuto. Il mondo che ci accompagna per il periodo più importante della nostra vita, che ci inizia alla conoscenza e ci proietta nel mondo reale ci sta pregando e mostra le sue profonde ed evidenti ferite. Tagli sull’istruzione, sulla cultura e sulla ricerca che si riflettono in modo disastroso sulla società. Noi giovani menti, per nulla valorizzate e incentivate, messe in un angolo e costrette a migrare all’estero. Questa tendenza viene pagata duramente: crisi dell’innovazione e perdita delle eccellenze tecnologiche italiane.

Non è sempre stato così. Ci sono stati periodi in cui l’Italia ha primeggiato nel campo della ricerca scientifica e ha fatto invidia a coloro che oggi ci hanno inesorabilmente lasciati indietro. Basti pensare al periodo successivo alla seconda guerra mondiale, ritenuto il culmine dell’orgoglio scientifico italiano.

Era Giovedì 11 Marzo 1954 quando un professore del politecnico di Milano, che lavorava nei laboratori della Montecatini, annotò sul suo taccuino: “Fatto il polipropilene”. Cinque anni dopo, la sua scoperta rivoluzionò i mercati internazionali: il moplen spopolava in tutti i campi dell’industria.

Nel 1963, 50 anni fa, Giulio Natta ricevette l’unico premio Nobel per la chimica che l’Italia ricordi. Non era solo uno scienziato geniale. In un campo nuovo e inesplorato come quello dei polimeri non sarebbe stato sufficiente. Si dice che non fosse uno specialista, ma che padroneggiasse l’intera chimica a tal punto da dirigere con successo un gruppo di ricercatori selezionati con le più varie competenze interdisciplinari.

Natta era riuscito a fondere tutti gli ingredienti necessari per una svolta così epocale: le conoscenze derivanti da un periodo di guerra, un team di esperti, un leader e, non ultimo, il sostegno dell’industria.

Fu proprio questa un’altra rivoluzione messa in atto da Giulio Natta: avvicinare il mondo dell’Università a quello del mercato. Gli strumenti necessari nei laboratori erano sempre più avanzati e di conseguenza sempre più costosi: questa simbiosi si rivelò irrinunciabile. Una vera propria inversione di tendenza: la ricerca iniziò ad adattarsi per rispondere alle necessità dei mercati.

Questo smisurato sviluppo necessitò sempre di più di menti nuove e fresche, formate per competere a livello internazionale. Oggi come allora l’importanza degli studi scientifici è sempre più accentuata. Non si può prescindere dalla scienza per fare il salto di qualità necessario per fuggire da una crisi sempre più profonda.

Nella speranza che quanto ho detto oggi possa contagiare anche solo uno di voi spingendolo a dare il massimo, concludo augurando di cuore un buon anno scolastico a tutti.

Pietro Pelizzari

Studente componente del Consiglio d’Istituto del Liceo Scientifico Tecnologico “Giulio Natta” di Bergamo

Discorso pronunciato durante la Cerimonia ufficiale di inaugurazione dell’anno scolastico 2013/2014 che ha avuto luogo sabato 5 ottobre 2013 nel cuore della città di Bergamo, all’Istituto Vittorio Emanuele II.

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